Nel cuore dell’Engadina, in un ex monastero e birrificio del XII secolo trasformato in uno dei musei più sorprendenti delle Alpi svizzere, c’è una mostra che vale da sola il viaggio fino a Susch. Il Muzeum Susch — fondato dall’imprenditrice polacca Grażyna Kulczyk con una missione precisa, dare finalmente spazio alle artiste donne rimaste ai margini della storia dell’arte — presenta fino al 1° novembre 2026 “Mariuccia Secol: Unraveling“, la prima grande retrospettiva istituzionale dedicata a questa artista e attivista italiana.
Chi è Mariuccia Secol
Mariuccia Secol è nata a Castellanza nel 1929 e oggi, a 97 anni, continua a lavorare e a parlare di donne, società e lotte — al plurale, perché il suo sguardo non si è mai fermato a un solo fronte. La mostra, curata da Monika Branicka ed Eva Brioschi, ripercorre oltre settant’anni della sua ricerca artistica, intrecciando femminismo radicale, sperimentazione tessile e critica sociale in un percorso che il museo ha voluto costruire come un cerchio: si parte dal corpo in trasformazione, attraverso l’immagine della crisalide, e si torna, alla fine, al punto di partenza, quasi a rispecchiare il cammino personale e creativo dell’artista stessa. Il cuore pulsante dell’esposizione è “Donna ponte”, un’installazione tessile lunga dieci metri che accoglie chi entra fin dalla prima sala, mettendo subito in scena la poetica di Secol: un lavoro dove identità e fragilità si intrecciano per trasformare la marginalità in un luogo d’incontro. È un’immagine che racconta bene tutta la sua opera, fatta di fili, tessuti sfilati e rammendati, materiali poveri trasformati in racconto.
La mostra come storia collettiva
Ma “Unraveling” non è solo un percorso artistico: è anche un pezzo di storia collettiva. Una parte importante della mostra è dedicata al Gruppo Femminista Immagine di Varese, fondato da Secol nel 1974 insieme a Milli Gandini e Mirella Tognola, a cui si unirono presto altre artiste e attiviste. Fu un collettivo che si collegò anche alla campagna internazionale per il riconoscimento del lavoro domestico come lavoro vero e proprio — un pezzo di storia del femminismo italiano che in pochi conoscono, e che la mostra riporta finalmente alla luce. Colpisce, in una delle ultime sale, una serie di ritagli di giornale che Secol ha raccolto e rielaborato dal 2001 al 2019, intervenendo sopra con paillettes e brillantini: fatti di cronaca e drammi internazionali — dalle guerre alle crisi politiche — trasformati in oggetti che sono insieme denuncia e cura, rabbia e dolcezza. È un gesto che racconta bene il suo femminismo, che l’artista stessa ha definito nel tempo un femminismo “olistico”: non contro qualcuno, ma per qualcosa: per le donne, certo, ma anche per un modo diverso di stare al mondo. Le opere più recenti, in mostra nell’ultima parte del percorso, guardano infatti in avanti, verso i temi delle migrazioni e delle crisi ambientali, dimostrando quanto lo sguardo di Secol sia rimasto sorprendentemente attuale.
Un giro in Engadina
Per chi ama i viaggi che uniscono arte, montagna e scoperta, Susch è una meta perfetta: un paese di poco più di 200 abitanti, a oltre 1400 metri di altitudine, lungo l’antica via dei pellegrini verso Santiago de Compostela. Il museo stesso, con le sue sale disposte su quattro piani come in un piccolo labirinto tra pietra locale, legno e ciottoli dell’Inn, merita la visita quanto le opere che ospita. Un’occasione, insomma, per scoprire un’artista che la storia dell’arte ufficiale aveva lasciato ai margini — e per farlo in uno dei luoghi più affascinanti ed autentici dell’Engadina, lontano dai circuiti più battuti del turismo culturale alpino.
