A Bigger splash, Luca Guadagnino

Quando l’amore fa splash

Metti quattro personaggi legati da passione, affetto, gelosia, risentimento, desiderio e chiudili (simbolicamente) in un isola bruciata dal sole e spazzata dal vento.
Il risultato non può che essere esplosivo, come il vulcano da cui l’isola, Pantelleria, ha avuto origine.
‘A Bigger Splash’ di Luca Guadagnino è in programma a Londra per il BFI e il regista lo ha ‘accompagnato’
La storia è quella di una rock star (Tilda Swinton) in convalescenza a Pantelleria dopo un’operazione alla gola che la lascia momentaneamente afona. Si gode il sole e il mare insieme all’innamoratissimo Paul (Matthias Schoenaerts) quando arriva, inaspettato, il suo produttore musicale Harry, vecchia fiamma (Ralph Fiennes) insieme alla giovane figlia Penelope (Dakota Johnson) che ha da poco scoperto di avere.
La pace e l’equilibrio si spezzano e lasciano il posto a fiamme, passione, desiderio mai sopito, segreti e gelosie. L’isola da paradiso diventa prigione nella quale i quattro si studiano, si sfiorano, si affrontano. Fino al colpo di scena finale.

Il film è il remake di ‘La Piscina’ del 1969, con Alain Delon e Romy Schneider, ma scotta molto di più e non solo per via del sole siciliano. È un film, anche, sullo scontro tra persone e stili di vita. Marianne, la rock star che sogna una vita tranquilla e di coppia e Harry, che non riesce a crescere e a staccarsi dal suo mondo e che si insinua nella sua solida tranquillità.

‘Pantelleria è veramente il quinto protagonista del film’, spiega Guadagnino. Ho pensato da subito che volevo girare il film in quel posto. La natura è potente, crea un altro livello di conflitto tra i personaggi’.
Ci sono anche i migranti, o meglio i rifugiati, come Tilda Swinton ha chiesto di definirli durante la conferenza stampa alla Mostra del Cinema di Venezia dove il film è stato presentato. ‘Fanno parte dell’isola, il loro dramma è sempre stato presente e il fatto che adesso se ne parli di più non cambia l’urgenza della cosa’.
In mezzo al dramma spunta la figura lieve, quasi comica e un po’ macchiettistica del commissario dei carabinieri, impersonato da Corrado Guzzanti, che ha fatto piovere su Guadagnino un mare di critiche per aver ‘messo in burletta’ l’Arma dei Carabinieri.
‘Mi dissocio totalmente da questo genere di critica’, conclude. ‘Non solo Guzzanti è un grande attore che può interpretare magistralmente un commissario che parla siciliano e si lascia attirare dal mito della celebrità da sorvolare sulla sua indagine, ma il film è una storia, e io sono un regista: le storie si raccontano e, facendolo, si prendono dei rischi. Sennò che valore ha fare del cinema?’.




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