Riciclare le citta'

Dopo il movimento per la “decrescita felice” e i mantra anti-shopping di www.buylesscrap.org , dal Festivaletteratura di Mantova arriva un appello per la cultura della riparazione contro il consumismo globale. Lo ha lanciato l’architetto Marco Navarra, ideatore di Repairingcities (www.repairingcities.org ), ricerca nata da uno studio su Il Cairo, che concepisce la riparazione come strategia di sopravvivenza delle città. «Si tratta di costruire aree urbane e di scambio utilizzando gli scarti o i luoghi abbandonati. Le città hanno la capacità di autorigenerarsi, basta individuare gli elementi, anche insignificanti, che possono essere utilizzati in modo nuovo. Si lavora con oggetti già esistenti. Come, per esempio, i cavalcavia che al Cairo sono stati trasformati in centri culturali o i pezzi di ricambio per le auto che, esposti in strada, hanno dato vita a una vera e propria filiera», spiega l’architetto. La proposta ha tutto il sapore di una scelta antispreco e antispeculazione, un po’ come la raccolta differenziata o i Gruppi di acquisto solidale. Ma si può davvero estendere ai luoghi in cui abitiamo? «La cultura della riparazione è una risposta agli eccessi del nuovo a tutti i costi, ma anche a una certa conservazione che ha creato spazi morti in tanti centri storici. Apre nuove prospettive all’interno del caos, permette di vedere nuovi utilizzi e assegnare nuovi significati. Quello con cui dobbiamo fare i conti è ciò che è stato costruito negli ultimi 20 anni, che rappresenta l’80% delle nostre città. Il presupposto, però, è andare oltre la comunità fondante di un determinato luogo. Occorre sviluppare una cultura della relazione che riconosca le differenze per progettare una nuova realtà».

Marta Matteini