Professione mogliettina. Cinzia Sasso si racconta in un libro (che alle femministe non piacerà)

Cinzia Sasso la leggevo sulla prima pagina del supplemento Affari e Finanza di Repubblica tanto tempo fa, quando ogni settimana  scovava storie di donne toste, imprenditrici, ricercatrici, che ce l’avevano fatta in mondi a prevalenza maschile.
La leggevo e l’ammiravo. Tosta, anche lei. Per quello ci sono rimasta di sasso (scusa il calembour, Cinzia) quando ho sentito che aveva deciso di mollare tutto per dedicarsi al marito, il primo cittadino di Milano Giuliano Pisapia.

Ma come? Non si fa cosí, Cinzia! Non si combatte per anni, e con fatica, per farsi strada in mondi difficili e maschilisti per poi mandare tutto all’aria e aspettare il maritino con le pantofole in mano.

Cinzia l’ho incontrata l’altra sera a Londra, all’Italian Bookshop. Era venuta a presentare il suo libro, ‘Moglie‘, una specie di diario intimo della sua vita, nel quale spiega il perché della sua scelta. Il consorte, non più sindaco ma pronto a ributtarsi in una nuova avventura politica, era seduto tra il pubblico, questa volta in ombra rispetto a lei.

E ho capito una cosa. Che Cinzia ha compreso più di molte donne il significato della parola ‘consorte’. E che la sua è una scelta temporanea. Giuliano, ora tocca a te.

 




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