Sono una donna clown
Intervista con l'attrice spagnola, vincitrice del Premio Goya e protagonista di "Tetro", l'ultimo film di Francis Ford Coppola.
Da una che afferma di essere una "payasa", una donna-clown, non ci si aspetterebbe un ruolo drammatico come quello che affronta in "Tetro", per la regia di Francis Ford Coppola. Ma Maribel Verdu, una delle piu' famose, apprezzate e premiate attrici del cinema spagnolo, e' abituata a passare da ruoli leggeri ad altri drammatici.
Recita da quando aveva 13 anni e da allora ha girato oltre 50 film. La fama a livello internazionale le e' arrivata con "Y tu mama' tambien", del messicano Alfonso Cuaron. "Una specie di spartiacque nella mia vita professionale", ammette. "Un fil che mi ha dato molte possibilita'". Come quella di essere chiamata da Coppola mentre era in vacanza in Messico.
"Non potevo credere che volesse incontrarmi, e tra l'altro all'epoca non parlavo nemmeno inglese. Mi chiese di raggiungerlo in Guatemala. Ci andai, restai per tre giorni, parlammo di cinema e di molto altro. Quando me ne andai mi resi conto che non gli avevo nemmeno chiesto perche' avesse voluto vedermi, ma ero gia' contenta cosi': passare tre giorni con un grande regista per me era gia' molto. E invece tre o quattro mesi dopo mi arrivo' la sua telefonata: mi chiese di partecipare al film che stava per girare".
E' cosi' che Maribel finisce a Buenos Aires, dove "Tetro", che conta Vincent Gallo e Klaus Maria Brandauer nel cast, e' interamente ambientato. La storia - girata in gran parte in bianco e nero - di due fratelli a lungo separati che cercano di ritrovarsi nonostante i pesanti segreti familiari. Per Maribel, un altro ruolo drammatico e delicato.
"Mi piacerebbe molto fare delle commedie, ruoli leggeri e pieni di humorr intelligente. Ma in Spagna e' difficile, le commedie tendono sempre a cadere nel volgare. E alla fine accetto ruoli difficili, di donne forti ma disperate. Donne che combattono, che sopravvivono a drammi terribili. E pensare che io nella vita sarei un po' pagliaccio. MI piace ridere e scherzare".
Invece le toccano ruoli difficili, drammatici, strazianti. Come quello di Marina, orfana, abusata e disperata in "La Buena Estrella" di Ricardo Franco. "E' stato molto difficile entrare nella parte di una donna cosi', cieca da un'occhio per un incidente occorso da bambina durante una lite all'orfanotrofio, picchiata dal suo uomo, trattata come uno straccio, che finalmente trova l'amore ma non riesce ad accettarlo totalmente". Per fortuna l'atmosfera sul set era molto tranquilla, tutti cercavano di tenere un tono soffuso e questo mi ha aiutata molto".
Progetti futuri? "Festeggiare il mio quarantesimo compleanno tra pochi giorni. Poi si vedra'".


