RegistratiCerca il tuo hotelCerca |
Una donna in Tibet
Ancora Cina. Non solo è costante presenza sui mass media in termini, tra il preoccupato e l’entusiastico, di spinta commerciale e modernizzazione, oppure, con l’avvicinarsi dei giochi olimpici, di avanzamento nella tutela di ambiente e diritti umani; sulla scia di tutte queste istanze fiorisce una produzione letteraria, fino a poco tempo fa trascurata e ora valutata a volte solo per effetto del “fenomeno” che il paese è giunto a rappresentare.
La Strada Celeste [nell’edizione originale inglese, più diretta, Sky Burial] è un racconto fortemente femminile, ma soprattutto una scoperta ed un confronto di civiltà che sfiora gli ambiti storico-politici contrastati e dolorosi del rapporto tra Cina e Tibet.
La vicenda muove attorno una donna cinese che parte per il Tibet alla ricerca del marito, medico militare, che lì ha perso la vita. Inizia il viaggio nel 1958 e la sua ricerca dura 30 anni, al termine dei quali raggiunge la verità, trovando conferma della morte del coniuge.
La sua avventura è però soprattutto un percorso di trasformazione spirituale a confronto con un ambiente che richiede notevole sforzo di adattamento, ma che al contempo affascina per la bellezza degli sconfinati spazi aperti e delle distese montane. Sono tuttavia la profonda spiritualità e religiosità del popolo tibetano gli strumenti primari del cambiamento e sul medesimo episodio della morte del marito, all’unisono con un messaggio costante di forza, amore e determinazione, si proietterà una nuova luce, tramutandolo in auspicio imperituro di pace.
Tale morte si rivela infatti essere stata un voluto sacrificio per espiare una mancanza involontaria di rispetto nei confronti della consuetudine autoctona della sepoltura celeste (sky burial) e per veicolare le veritiere intenzioni dell’esercito cinese in cui il marito si riconosceva: portare conoscenza, miglioramento delle condizioni di vita piuttosto che strage tra la popolazione e cancellazione della civiltà locale.
La sepoltura celeste rappresenta la morte come episodio del tutto naturale, parte dell’eterno ciclo delle nascite. Si brucia gelso, dal cui fumo si leva una via che congiunge cielo e terra ed invita le divinità a discendere sull’altare. La salma è offerta al divino affinché l’accolga con sé. In un giorno fausto, tra il canto dei sutra dei lama, le ossa sono frantumate secondo l’ordine rituale, definito dal tipo di decesso, con l’accuratezza nell’uso del coltello che garantisce l’inaccessibilità dei demoni malvagi. Gli uccelli sacri, aquile ed avvoltoi, sono attirati dal fumo e si cibano dei resti del defunto, del suo corpo, lavato e reso glabro, avvolto in sudario bianco, in postura seduta col capo reclinato. Nulla deve residuare diversamente se ne impossessano i demoni, pertanto le ossa sono cosparse di burro di yak per renderle appetibili.
Nel corso del racconto, anche altre consuetudini di vita locale trovano spazio, in excursus interessanti sulla vita nomade nelle tende di pelli, pratiche religiose, vita domestica, abiti, usi alimentari.
Il motore primo della narrazione è rivelato e semplicemente riassunto dall’autrice stessa in calce al romanzo, tra i ringraziamenti, quando si indirizza all’ipotetico lettore, mosso da interesse per la Cina ed in particolare per le donne cinesi, auspicando di riuscire sempre nell’intento di muoverlo a commozione.
Questo libro è rimasto nel mio cuore per dieci anni, maturando lentamente come una tazza di “vino delle donne”, e finalmente adesso sono in grado di offrirtelo.
[Lettera a Shu Wen]
Il sentimento, amalgamato ad altre istanze umane e socio-politiche, con la donna sempre al centro del discorso, senza ulteriori pretese, è la matrice che contraddistingue anche l’opera precedente, The Good Women of China (La Metà Dimenticata - 2002), romanzo in cui Xinran si fa portavoce delle voci a lungo nascoste delle donne, che raccontano e rivelano se stesse a confronto con la nuova società cinese moderna. Il libro nasce dall’esperienza vera di otto anni di conduzione radiofonica di un programma-confessione, di ragguardevole richiamo di pubblico, chiamato Parole sulla Brezza notturna (Words on the Night Breeze).
Xinran, originaria di Pechino (1958), vive dal 1997 a Londra ove si dedica ad attività accademica.
La Strada Celeste di Xinran
La Strada Celeste La storia d’amore e d’avventura di una donna cinese in Tibet Ancora Cina. Non solo è costante presenza sui mass media in termini, tra il preoccupato e l’entusiastico, di spinta commerciale e modernizzazione, oppure, con l’avvicinarsi dei giochi olimpici, di avanzamento nella tutela di ambiente e diritti umani; sulla scia di tutte queste istanze fiorisce una produzione letteraria, fino a poco tempo fa trascurata ed ora valutata a volte solo per effetto del “fenomeno” che il paese è giunto a rappresentare. La Strada Celeste [nell’edizione originale inglese, più diretta, Sky Burial] è un racconto fortemente femminile, ma soprattutto una scoperta ed un confronto di civiltà che sfiora gli ambiti storico-politici contrastati e dolorosi del rapporto tra Cina e Tibet. La vicenda muove attorno una donna cinese che parte per il Tibet alla ricerca del marito, medico militare, che lì ha perso la vita. Inizia il viaggio nel 1958 e la sua ricerca dura 30 anni, al termine dei quali raggiunge la verità, trovando conferma della morte del coniuge. La sua avventura è però soprattutto un percorso di trasformazione spirituale a confronto con un ambiente che richiede notevole sforzo di adattamento, ma che al contempo affascina per la bellezza degli sconfinati spazi aperti e delle distese montane. Sono tuttavia la profonda spiritualità e religiosità del popolo tibetano gli strumenti primari del cambiamento e sul medesimo episodio della morte del marito, all’unisono con un messaggio costante di forza, amore e determinazione, si proietterà una nuova luce, tramutandolo in auspicio imperituro di pace. Tale morte si rivela infatti essere stata un voluto sacrificio per espiare una mancanza involontaria di rispetto nei confronti della consuetudine autoctona della sepoltura celeste (sky burial) e per veicolare le veritiere intenzioni dell’esercito cinese in cui il marito si riconosceva: portare conoscenza, miglioramento delle condizioni di vita piuttosto che strage tra la popolazione e cancellazione della civiltà locale. La sepoltura celeste rappresenta la morte come episodio del tutto naturale, parte dell’eterno ciclo delle nascite. Si brucia gelso, dal cui fumo si leva una via che congiunge cielo e terra ed invita le divinità a discendere sull’altare. La salma è offerta al divino affinché l’accolga con sé. In un giorno fausto, tra il canto dei sutra dei lama, le ossa sono frantumate secondo l’ordine rituale, definito dal tipo di decesso, con l’accuratezza nell’uso del coltello che garantisce l’inaccessibilità dei demoni malvagi. Gli uccelli sacri, aquile ed avvoltoi, sono attirati dal fumo e si cibano dei resti del defunto, del suo corpo, lavato e reso glabro, avvolto in sudario bianco, in postura seduta col capo reclinato. Nulla deve residuare diversamente se ne impossessano i demoni, pertanto le ossa sono cosparse di burro di yak per renderle appetibili. Nel corso del racconto, anche altre consuetudini di vita locale trovano spazio, in excursus interessanti sulla vita nomade nelle tende di pelli, pratiche religiose, vita domestica, abiti, usi alimentari. Il motore primo della narrazione è rivelato e semplicemente riassunto dall’autrice stessa in calce al romanzo, tra i ringraziamenti, quando si indirizza all’ipotetico lettore, mosso da interesse per la Cina ed in particolare per le donne cinesi, auspicando di riuscire sempre nell’intento di muoverlo a commozione. Questo libro è rimasto nel mio cuore per dieci anni, maturando lentamente come una tazza di “vino delle donne”, e finalmente adesso sono in grado di offrirtelo. [Lettera a Shu Wen] Il sentimento, amalgamato ad altre istanze umane e socio-politiche, con la donna sempre al centro del discorso, senza ulteriori pretese, è la matrice che contraddistingue anche l’opera precedente, The Good Women of China (La Metà Dimenticata - 2002), romanzo in cui Xinran si fa portavoce delle voci a lungo nascoste delle donne, che raccontano e rivelano se stesse a confronto con la nuova società cinese moderna. Il libro nasce dall’esperienza vera di otto anni di conduzione radiofonica di un programma-confessione, di ragguardevole richiamo di pubblico, chiamato Parole sulla Brezza notturna (Words on the Night Breeze). Xinran, originaria di Pechino (1958), vive dal 1997 a Londra ove si dedica ad attività accademica. La Strada Celeste è edito da Sperling Paperback (2007) - € 9,20 Buona lettura. Paola Dentone |
I viaggi delle donneSondaggioLogin utenteLingua |