Firenze, gli artigiani dalle mani d'oro
Fatto con le mani e' il contrario di fatto con i piedi. Siamo andate a Firenze alla ricerca degli ultimi artigiani.
Fatto con le mani. Che e' poi il contrario di fatto con i piedi. Nella prima categoria rientrano quegli oggetti dettati da passione e pazienza, oltre che maestria. Nella seconda rientra tutta la paccottiglia in arrivo da Cina e Taiwan (non me ne vogliano i cinesi) che invade ormai le nostre bancarelle e (qualche volta, sotto mentite spoglie)
anche i nostri negozi.
Questa e' la storia di oggetti fatti a mano, difficili ormai da trovare ma che valgono un viaggio alla scoperta dell'ultimo artigianato. Siamo a Firenze, nel popolare Borgo San Frediano, che un tempo era la grande bottega fiorentina a cielo aperto per eccellenza e anche oggi ospita gli ultimi artigiani rimasti. Non molti anni fa da queste parti stava passeggiando l'attore Daniel Day Lewis, in vacanza in Toscana. Attirato dalla vetrina e' entrato nella bottega di Stefano Bemer (Borgo San Frediano 143, tel +39 055 222558), che di professione fa il ciabattino per scelta e per necessita' (vent'anni fa cercava qualcuno che riparasse le sue scarpe e non trovandolo ha deciso di imparare a farlo lui stesso). Tra uno sguardo ai mocassini fatti a mano e una chiacchiera con il proprietario, l'attore ha avuto una specie di epifania. Ha chiesto a Bemer di andare a bottega da lui per imparare a fare le scarpe a mano. Il giorno dopo, e per otto mesi, si e' presentato puntuale alle otto del mattino, chino sul desco del lavoro fino alle sei. Un apprendista d'eccezione quale Bemer -
sono parole sue - non ha mai piu' avuto.
E' la magia dell'artigianato, che in una citta' come Firenze resiste ancora. E se molte delle botteghe di qua e di la' d'Arno sono ormai ricettacolo di merce dozzinale, buona da dare in pasto a turisti sempliciotti, ci sono ancora laboratori che resistono da centinaia di anni, dove il lavoro manuale diventa arte. Le scarpe di Bemer non sono alla portata di tutti, visti i prezzi (un paio di scarpe da uomo costano 2000 euro ma se realizzate con pellami speciali, come il coccodrillo o le pelli vintage trovate per caso nella stiva di una nave affondata qualche centinaio di anni fa possono arrivare anche a 4000), ma e' inutile dire che calzano come pantofole e durano (quasi) una vita.
Lo stesso si puo' dire per le sete dell'Antico Setificio Fiorentino (via Bartolini 4, tel +39 055 213861). Tessuti preziosissimi, intrecciati d'oro e d'argento e lavorati
su telai che ancora si muovono con la spinta di un piede, del tutto simili a quelli che il Granduca Pietro Leopoldo di Lorena regalo' alla citta' di Firenze alla fine del 1700 per incrementare l'industria della seta, che in effetti trovo' in citta' terreno fertile. Da allora le sete fiorentine hanno vestito regine e principesse e hanno decorato camere e palazzi. Ci vuole una giornata intera di lavoro per vedere la stoffa che avanza di qualche centimetro. Vogliamo stupirci se costano anche 200 euro al metro?
Di mano in mano, si passa alla Scuola del Cuoio, (piazza Santa Croce 16, tel +39 055 244534) fondata dopo la Seconda Guerra Mondiale da famiglie di artigiani per dare agli orgfani di guerra la possibilita' di imparare un mestiere. I frati francescani misero a disposizione gli spazi del convento e i primi allievi arrivarono dalla Citta' dei Ragazzi di Pisa, un orfanotrofio gestito appunto dai frati. Nel 1950 arrivarono i primi clienti, sempre piu' da lontano, tanto che la scrivania del generale Eisenhower, allora presidente degli Stati Uniti, aveva un servizio in cuoio decorato a mano proveniente proprio dalla scuola. Oggi la Scuola del Cuoio, portata avanti dalle donne della famiglia Gori, Francesca, Laura e Barbara, produce borse, portafogli, cartelle e molto altro nelle migliori pelli e con cifre o decorazioni in oro zecchino. Ma e' ancora una scuola vera e propria, con corsi piu' o meno lunghi (dal corso di un giorno a quello di tre mesi) in cui si impara l'arte o ci si diverte realizzando una borsa o una cintura. Le borse "pezzi unici" disegnate da Francesca Gori, l'artista di famiglia, hanno prezzi importanti. Ma un porta-biglietti da visita o un portamonete sono un pezzo di storia da portare con se' a prezzi molto accettabili. 
Altrettanto contenute - sempre che non si esageri con la foglia d'oro - sono le bellissime Cornici Franceschi, padre, madre e figlio (via San Giovanni 11, tel +39 055 220642), che ancora intagliano a mano e rivestono d'oro o d'argento bellissime cornici per quadri e specchi.
Il giro degli artigiani si conclude con la visita al Museo dedicato a uno dei primi artigiani fiorentini a fare fortuna nel mondo: il Museo Gucci (piazza della Signoria 10, tel +39 055 75923302) e' dedicato alla nascita del marchio, dalle prime intuizioni di Guccio Gucci, portiere d'albergo a Londra che a forza di caricare e scaricare le valigie dell'aristocrazia britannica ebbe l'idea di creare set da viaggio usando la maestria dei pellettieri fiorentini, alle borse che sono passate alla storia. Un posto bellissimo, molto minimal, con annesso piccolo caffe' e ristorante, perfetto per una pausa pranzo tra amiche in stile sex and the city.
Se parliamo di artigiani fiorentini stiamo parlando del meglio della manifattura italiana, di arti che faticano a resistere all'invasione del "made in somewhere else", che affligge un po' tutto il mondo. Un viaggio a Firenze
ispirato al meglio merita il meglio anche quando si tratta di ospitalita'. E il meglio a Firenze e' quella specie di paradiso sulla terra chiamato Villa San Michele (via Doccia 4, tel +39 055 5678200). Si trova in cima alla collina di Fiesole e questo garantisce una vista insuperabile praticamente da ogni finestra. Camere principesche, alcune con la propria terrazza o giardinetto privati, servizio inappuntabile. Hai presente vedere Firenze ai tuoi piedi stando seduta in un giardino di rose e glicini? O ammirare il
panorama dalla loggia coperta che fa da sala da pranzo? Senza contare che il tuo vicino di tavolo potrebbe essere una celebrity in vacanza (a me e' capitato ma la celebrity in questione era talmente discussa e talmente nell'occhio del ciclone che sul suo nome e' meglio glissare). Vabbe', occhi nel piatto per favore, in nome di quella discrezione che da queste parti e' di casa. Anche perche' nel piatto in questione ci sono delicatezze tali da far dimenticare non solo i vicini di tavolo ma anche i propri commensali. Hai presente la panzanella? Be', quella preparata dallo chef e' la migliore dl mondo e piu' che un'insalata di pane sembra un piatto da regine. E non sono poche, infatti, le altezze reali e teste coronate che hanno alloggiato qui e l'hanno assaggiata. E se la cucina di qui ti entusiasma, non hai che da rimboccarti le maniche. Lo chef Attilio Di Fabrizio ti porta con se' alla scuola di cucina "Buono buonissimo", affacciata sul giardino (aperta da maggio a ottobre), e ti insegna in un piccolo corso hand-on che dura una mattinata a preparare gnocchi, pasta e altre prelibatezze.
Anche quella della buona cucina e' un'arte da praticare con le mani. E con il cuore.
Daniela de Rosa
Daniela de Rosa e' stata ospite di Villa San Michele, parte del gruppo Orient Express>




