Donne africane


Sono in molti a pensare che il futuro dell’Africa sia nelle mani delle donne, figure forti e trascinanti, custodi di un potere ancestrale. Pochi però immaginano la durezza delle loro esistenze, come ricorda Sami Tchak, scrittore del Togo da anni residente a Parigi, che rifiuta l’eccessiva idealizzazione delle sue conterranee. «È vero che le donne in Africa sono un punto di riferimento, permettono agli altri di andare avanti, ma io vorrei guardarle in modo diverso. Non sono soltanto esseri avvolti di sacralità da cui ci si aspettano gesti nobili e responsabili. Nei miei romanzi (l’unico tradotto in italiano è La festa delle maschere, Morellini) sono anche altro.» E qui emerge il sociologo e l’antropologo che ha scritto molto sulla sessualità femminile in Africa. «Io do loro un ruolo più leggero, riscopro la loro frivolezza, la libertà di divertirsi e di provare piacere. Le donne sono fin troppo schiacciate dalle responsabilità, mentre gli uomini le evitano il più possibile.» Sta ancora parlando di un altro continente o anche di noi? Poi continua: «Nei paesi africani nessun movimento ha mai rivendicato la libertà sessuale, ma nello stesso tempo non esistono rigide regole di comportamento. Non si dice che una donna ha diritto di fare qualcosa, ma tutti sanno che la può fare… Per esempio, molte donne non sposate del Togo vanno in altri paesi perché si occupano di commercio e spesso tornano con un figlio avuto altrove, reintegrandosi perfettamente nella loro comunità. È vista come una cosa naturale, che accade.» A questo punto noi, “viaggiatrici” libere e indipendenti, rischiamo di cadere nella trappola dell’idealizzazione delle sorelle africane. Dopo tanta emancipazione, viene da pensare che, forse, quello che non siamo ancora riuscite a fare è riconciliarci con noi stesse.

Marta Matteini